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DOMENICA DI RESURREZIONE – LECTIO DIVINA ANNO A

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Una finestra sulla vita del Monastero
HomeASCOLTO DELLA PAROLADOMENICA DI RESURREZIONE – LECTIO DIVINA ANNO A

PREGHIERA : Gesù, Uomo della Croce,
Signore della Risurrezione,
noi veniamo alla tua Pasqua
come pellegrini assetati di acque vive.
Mostrati a noi nella gloria mite della tua Croce;
mostrati a noi nel fulgore pieno
della tua Risurrezione.
Gesù, Uomo della Croce,
Signore della Risurrezione,
noi ti chiediamo d’insegnarci
l’amore che ci fa imitatori del Padre,
la sapienza che fa buona la vita,
la speranza che apre all’attesa del mondo futuro…
Signore Gesù, stella del Golgota,
gloria di Gerusalemme e d’ogni città dell’uomo,
insegnaci per sempre la legge dell’amore,
la legge nuova che rinnova
per sempre la storia dell’uomo.
Amen.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

ESEGESI E MEDITAZIONE

v. 1   – «Nel giorno dopo il sabato…»: Giovanni, al contrario dei Sinottici, non descrive alla tomba la teofania della Luce, e dei Personaggi (giovani, angeli), con altri fenomeni; non nomina le altre Donne fedeli con la Maddalena. Non dà la motivazione della visita funebre. Ma dà altre preziose indicazioni. L’insistenza è sul «Primo Giorno» (v. 1), ripreso al v. 19, e poi, con i simbolismo del 7 + 1, al v. 26, l’8° giorno. Il testo di Gv 20,1-9 procede a rapide descrizioni. È il “lunedì” ebraico, ed ormai è la Domenica cristiana. La Maddalena si muove prima dell’alba, va al sepolcro del Signore; l’evangelista non ci dice il motivo, ma oltre che nell’affetto di lei per Gesù, sappiamo da Marco e Luca che probabilmente vuole trattare il corpo del maestro secondo gli usi più cari: il che non era stato fatto il venerdì, perché troppo tardi. Si capisce che ella (e le altre donne) vada prestissimo: meno tempo passava e più efficace sarebbe stato il trattamento. Arrivata alla tomba vede che la pietra di chiusura è stata portata via dal sepolcro stesso. Allora corre dai discepoli. La Maddalena vede la tomba vuota, corre da Pietro e dal «discepolo amato» da Gesù, forse Giovanni.

v. 2   – «corre»: L’evangelista non ci dice se Maria entrò nel sepolcro, forse le è bastato vedere la bocca nera dell’ingresso per dedurre un nuovo dispetto dei nemici di Gesù. La prima reazione è correre e questo diventerà uno dei verbi caratteristici di questa mattina.

«non sappiamo…»: Giunta dal capo dei discepoli, Pietro, e dal misterioso giovane discepolo, il diletto del Signore, e annuncia ad essi in modo concitato: “Portarono il Signore via dal sepolcro, e non sappiamo dove Lo posero”. Quindi la Maddalena stava in compagnia di altre donne fedeli, e comunque aveva scrutato il sepolcro, trovandolo vuoto, anche se non sapeva chi fossero i trafugatori del corpo del Signore, che ancora ella crede morto.

v. 3 – «Uscì…»: Di Pietro e dell’altro discepolo l’evangelista Giovanni non dice che furono sorpresi, meravigliati, spaventati, stupefatti, e simili, come avrebbe fatto un bravo romanziere, attento al dramma interiore dei personaggi. A Giovanni interessano i fatti obiettivi, che si concentrano sul sepolcro vuoto. Egli annota solo che i due discepoli del Signore escono subito da casa e “vengono” al centro della narrazione, al sepolcro.

vv. 4-5 «Correvano»: Essi “corrono”, ma l’altro discepolo è più veloce perché è più impaziente, e non perché Pietro sia “vecchio”, poteva avere allora non più dì 30-35anni; comunque, quello giunge prima, e senza entrare dentro, si inchina alla bocca del sepolcro, e riesce a “vedere” “giacenti i lenzuoli” funebri che avevano circondato il corpo del Signore,

«chinatosi»: la porta del sepolcro è alta poco più di un metro e per guardare dentro ci si deve chinare.

«vide»: il gr blépō è un verbo del linguaggio popolare e indica il dare un’occhiata sommaria, che basta per vedere se c’è qualcuno, morto o vivo, nella camera, oltre al corredo funebre comprato da Giuseppe d’Arimatea. È lo stesso verbo usato poco prima per Maria Maddalena.

«non entrò»: è questo forse un ricordo di prima mano. Il discepolo è giovane e come molti ragazzi della sua età ha forse paura dei morti, e quindi non entra. Ma come per la corsa al sepolcro di prima un sentimento così semplice e genuino non ha soddisfatto né devoti né simbolisti, ecco nascere diverse interpretazioni. Come Marco, interprete di Pietro, non ha riserve nel riferire anche quanto è poco edificante per l’apostolo (cf Mc 8,32-33), così forse Giovani non si vergogna, da vecchio, della sua paura da fanciullo.

vv. 6-7 «Giunse...»: Qualche istante dopo giunge Pietro, che con gesto audace entra nel sepolcro e “contempla” “i lenzuoli giacenti”, ma anche il “sudario”, il grande panno con cui era stato avvolta la testa del Signore, e questo non stava con i lenzuoli funebri, ma era stato ripiegato con cura e messo da una parte come segnale di richiamo all’attenzione dei fatti accaduti. Operazione che Gesù al suo risveglio dai morti si era dato la pena di eseguire per ì suoi discepoli, indicando che era vivo e attivo. La sacra Sindone segna la traccia di questo, è il grande e funebre lenzuolo, in latino linteamina, stoffa di lino. Ma il Sudario dalla Tradizione è spesso nominato a parte della Sindone, e potrebbe essere la ‘Veronica”, la “vera icona” non presa su Gesù sulla Via dolorosa, ma il “sudario” di Giovanni.

«vide»: in greco theōréō (= osservare) preso dal linguaggio popolare per le influenze aramaiche. Il verbo indica un guardare attento, calmo, rendendosi conto di ogni singolo particolare, il riconoscere i singoli oggetti.

«le bende»: in greco othónion indica la parte più cospicua del corredo funebre: il lenzuolo, le bende per legare le mani, i piedi e tenere chiusa la bocca.

«per terra»: il verbo greco keîmai indica un giacere a terra, come sgonfiate, poiché non c’era più il corpo che le tenesse gonfie. Non erano perciò in disordine, come avrebbe dovuto essere se qualcuno avesse voluto togliere il corpo e lasciare i lini che lo avvolgevano.

«sudario»: in greco soudárion indica quel fazzoletto che serviva a coprire il volto del morto, appena prima di deporlo nella tomba. Nella sepoltura affrettata, il volto di Gesù era stato coperto dal lenzuolo ripiegato, quindi il sudario era inutile. Per questo non fu sciolto (verosimilmente ben arrotolato perché nuovo, noi diremmo impacchettato) ma semplicemente deposto sul capo di Gesù, già nascosto dal lenzuolo.

v. 8 – «entrò anche l’altro…»: Adesso il discepolo giovane prende coraggio ed entra anche lui nel sepolcro, Giovanni qui annota i due verbi della fede: “e vide e credette”.

«vide»: in greco eîden. Il verbo horáō indica un attento esame o un guardare con più calma.

«credette»: in greco epísteusen quindi il discepolo crede che Gesù è risorto. Pisteúō, dalla radice pith = legare, da cui péitho = persuadere, traduce “contare su qualcuno”, “aver fiducia” in una parola (Gv 4,50; 2 Ts 1,10), in Dio (At 27,25), “dar fede” ad una parola (Mc 13,21), a colui che parla (Gv 4,21).

v. 9 – «Non avevano ancora compreso…»: L’annotazione finale dell’evangelista è carica di ambiguità: Pietro vede soltanto, ma l’altro «vede e crede», e allora come mai si dice: «Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, ossia che Egli deve risorgere dai morti»? (v. 9). Solo il «discepolo amato» qui «vede per amore» tutta l’Economia divina al suo epilogo. Gli altri attendono di vedere per così dire «il corpo resuscitato». Fatto che avverrà la sera stessa, ma dopo l’annuncio «secondo le Scritture» (1 Cor 15,1-8) portato dalla Maddalena (vv. 17 e 18). La Resurrezione del Signore, Evento Omega, rinvia sempre «alle Scritture», l’A. T., l’Evento Alfa, per formare l’unica manifestazione completa del Disegno dell’amore divino per tutti gli uomini.

Ancora oggi non bende né sudario, ma le Scritture conosciute rinviano al Signore. Il Volto suo è scoperto ormai, e adorabile.

Giovarmi annota dunque il fatto che essi, benché Ebrei fedeli, ignoravano la Scrittura, secondo la quale il Signore “si deve che risorga dai morti”. Il “si deve” è la formula impersonale, usata in modo da non nominare il Nome del Signore, che indica come il Disegno divino ha disposto gli eventi.

Che buoni Ebrei ignorassero la Scrittura, appare un fatto strano. Infatti, Pietro 50 giorni dopo, a Pentecoste, in Gerusalemme stessa annuncia per la prima volta il kérygma (Tt 1,3 proclamazione; Mt 12,41 predicazione; Rm 16,25 messaggio) salvifico agli Ebrei, e fa largo appello alle Scritture profetiche, che dimostra di conoscere a menadito (vedi At 2,24-32). Lo stesso Paolo ai Corinzi, cristiani venuti dalla paganità, annuncia il kérygma salvifico, e in questo la Morte e la Resurrezione del Signore è “secondo le Scritture” (1 Cor 15,3), e gli stessi Corinzi, evangelizzati da circa 10 anni, le conoscevano. Però il fatto non è strano. Pietro aveva parlato a Pentecoste dell’anno 30 d.C. e Luca lo aveva narrato negli Atti non oltre l’anno 60 d. C. Secondo i critici, 1 Cor 15,3 è un testo arcaico della Comunità di Gerusalemme, che può risalire agli anni 35-40 d. C. e Paolo lo comunica ai Corinzi all’inizio dell’anno 57 d. C.

Giovanni scrive il suo Evangelo circa l’anno 98 d. C. molto dopo gli eventi narrati in esso, quando la Chiesa si era diffusa nell’impero romano e nell’impero persiano e con la narrazione dei fatti avvenuti al sepolcro del Signore Risorto vuole far sapere ai fedeli di allora, e a quelli di tutti i tempi, che solo alla luce delle Scritture si riconosce che il Disegno divino finalmente si era adempiuto in Cristo Risorto.

In questo non fa che seguire il metodo del Signore Risorto stesso, con i due di Emmaus e con i discepoli raccolti nel cenacolo, che rinvia alle Scritture come vedremo nella Domenica III dopo la Resurrezione.

Cristo è Risorto dai morti e con la sua morte ha calpestato la mortedando la vita ai giacenti nei sepolcri

(Tropario bizantino della Risurrezione)