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Una finestra sulla vita del Monastero
HomeASCOLTO DELLA PAROLALECTIO DIVINA AVVENTO E NATALE 2019-2020

LECTIO DIVINE DEI VANGELI DOMENICALI

2. IL SIGNORE VERRÀ (Settimana: 01-07/12/2019)

IL TESTO BIBLICO Mt 24,37-44 37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – La pagina appartiene al discorso escatologico di Matteo (cf. Mt 24-25). È l’ultimo discorso, che precede il suo ingresso a Gerusalemme e la sua passione (Mt 26-27). La liturgia ci fa vivere questo passaggio nella I domenica di Avvento, in cui si collega la festa di Cristo-Re con l’inizio del nuovo anno liturgico. – Il discorso utilizza il linguaggio apocalittico. Con esso si esprime una serie di immagini che non vanno interpretate nel senso realistico, ma simbolico. La chiave di lettura del simbolismo apocalittico è abbastanza conosciuta nelle comunità del tempo. Coloro che ricevono questo messaggio non devono vivere nel terrore della fine tragica, ma nell’accoglienza del passaggio a una condizione di vita nuova e finalmente realizzata in Dio. Pertanto la sottolineatura che si evidenzia in questa pagina ha un valore pedagogico: spingere il credente a vivere nella vigilanza e nell’accoglienza del messaggio evangelico della salvezza. – Il cuore della riflessione è centrato sul «vedere il Figlio dell’uomo». Si tratta di un titolo applicato a Gesù che viene assunto dalle visioni apocalittiche del profeta Daniele (Dn 7,14). Il messaggio che sta alla base della riflessione è legato alla salvezza. Essere salvati dal Cielo significa accogliere l’arrivo di Dio che in Cristo Gesù porta a tutti la speranza e la pace. – Il tema ricorrente del nostro brano è rappresentato dalla vigilanza (v. 42: gregoreite = vigilate). Fermarsi a riflettere sul valore della vigilanza significa comprendere il valore del tempo e della sua rapida conclusione per l’uomo. – Il nostro brano è preceduto da una serie di unità letterarie che riportano diversi passaggi del discorso di Gesù. In primo luogo l’annuncio delle persecuzioni (Mt 24,1-15), la profezia sulla distruzione di Gerusalemme (vv. 15-28) e l’avvento del «Figlio dell’uomo» (vv. 29-41). Quest’ultimo annuncio fa da collegamento con il nostro brano. Il «Figlio dell’uomo», (titolo che Gesù impiega per parlare di sé stesso), verrà nel contesto di grandi tribolazioni che caratterizzeranno la fine della storia. – L’esempio dell’albero di fico e del discernimento del tempo è collegato con questo messaggio: i credenti sono chiamati a leggere la presenza di Dio e il processo della storia attraverso i «segni» che avvengono. Interpretare i segni nella luce dello Spirito Santo significa imparare ad entrare nel progetto di Dio. – Un ultimo riferimento è collegato con la «non conoscenza» dell’ora e del giorno. Nessuno, né gli angeli né il Figlio conosce il tempo della fine. Solo il Padre, origine e fonte di ogni cosa, possiede la conoscenza della fine. Per tale ragione i credenti sono invitati a vivere nella vigilanza l’attesa di Dio. 12 Questo dato evidenzia l’imprevedibilità del giorno del Figlio dell’uomo: anche Gesù si pone nella logica dell’attesa e della vigilanza. Il tempo dell’attesa non deve incutere paura, ma una vita attenta alla storia e impegnata nella responsabilità. – I credenti sono invitati al discernimento e alla vigilanza. Chi desidera incontrare Dio deve essere capace di interpretare i segni straordinari che vengono presentati come «elementi cosmici» sconvolti. L’ordine del mondo voluto mediante l’atto creativo di Dio ora è trasformato in un nuovo ordine che prepara l’azione finale di Cristo e il suo giudizio nella storia. – Nei vv. 37-39 si presenta un esempio biblico tratto dalla vicenda di Noè e del diluvio universale (cf. Gen 6-9). L’esempio è impiegato anche nella predicazione petrina (cf. 1-2Pt), per alludere al battesimo e all’accoglienza del Signore nella vita dei cristiani. Al tempo di Noè nessuno comprese il giudizio divino che si abbatte sul mondo corrotto dal peccato. – Gli uomini pensavano di vivere in modo ordinario senza Dio. Nei giorni che precedettero il diluvio, gli uomini mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca». Dio ha parlato solo a Noè, mentre non ha avuto la possibilità di farsi conoscere dagli uomini, a causa della loro malvagità. La malvagità non ha permesso di vivere l’attesa e la vigilanza: ha ottenebrato la vigilanza umana, – L’entrata di Noè nell’arca ha rappresentato il momento conclusivo del tempo e l’inizio del giudizio. Gli uomini «e non si accorsero di nulla» (v. 39). Ecco il dramma del peccato: togliere la consapevolezza della presenza di Dio e fare in modo di vivere come «se Dio non ci fosse». Il diluvio diventa un segno di passaggio e travolge tutti coloro che non sono pronto. È importante sottolineare il tema della «venuta del Figlio dell’uomo» (parousia). La venuta è un avvento, una presentazione luminosa straordinaria della presenza di Dio nella storia dell’uomo. – Nei vv. 40-41 il motivo del giudizio si sposta sulle relazioni affettive e familiari. Gesù sottolinea il giudizio nell’ambito della vita umana: «due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato». Si nota l’uso del passivo divino: «viene portato viene lasciato». Dio realizza il suo giudizio nel contesto di vita quotidiana e di lavoro: «due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata» v. 41). Si vuole affermare che il giudizio avviene su tutti, indistintamente, uomini e donne che vivono nel mondo delle attività. – Nei vv. 42-43 troviamo la seconda parte della pagina matteana che è ispirata all’invito a «vegliare». Il verbo «vegliare» indica l’azione della sentinella che è chiamata a proteggere se stesso e l’intera città che ha affidato alla sua attenzione, la sua protezione e la sua vita. Vegliare significa saper attendere la venuta della luce, del giorno. Poiché il «giorno del Signore» verrà. Il tema evoca l’attesa del messia (cf. Sof 3) che viene per realizzare le promesse di Dio. La sua venuta è caratterizzata dall’imprevedibilità. Come il ladro di notte, così il messia irromperà nella storia, ponendo termine al suo corso. Il «non sapere» caratterizza la condizione dei credenti: l’unica strada per vivede adeguatamente questa attesa non è la conoscenza razionale, ma la «fede obedienziale». Il v. 44 completa la riflessione, con l’avverbio: «perciò» e il verbo seguente: «tenetevi pronti». Non la paura, ma la responsabilità verso l’ora presente devono spingere il credente a vivere la prontezza dell’incontro. Nell’ora che nessuno conosce e nel momento meno prevedibile. Il Figli dell’uomo verrà. Questa verità corrisponde all’articolo della fede in cui si afferma che il credente aspetta la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. – Il messaggio del brano converge sull’ultimo invito: vigilate. È la caratteristica che deve accompagnare il cammino della Chiesa nella storia. L’immagine dell’incontro è descritta come un «apparire al cospetto» del Figlio dell’uomo. Di fronte al suo volto, potremo vedere la nostra storia e lasciarci illuminare dal suo Amore. Come la sentinella attende l’alba vegliando alle porte della città, così il credente attende la luce di Dio, vegliando sul proprio cuore.

PUNTI PER LA MEDITAZIONE – Il messaggio contenuto nel discorso escatologico matteano ci aiuta a riflettere sul tema della speranza cristiana. Nel contesto narrativo di Mt 24 Gesù intende preparare i suoi discepoli all’interpretazione dei segni finali della storia. La pericope di Mt 24 ci fa cogliere la dinamica dell’attesa del giudizio finale. Siamo chiamati a riflettere sugli avvenimenti della storia e imparare a 13 vedere in essi l’azione di Dio. Le immagini apocalittiche, soprattutto quellla biblica di Noè, evocano nel nostro cuore l’idea che l’ordine dell’universo fa parte del progetto misterioso del Padre che «prepara» per noi un’altra dimora «non costruita da mani d’uomo»: il nostro destino è il Cielo. – La liberazione nasce dall’atto di fede che scegliamo di fare nel nostro cuore. Aprirsi all’incontro con Dio significa accogliere il compimento della sua volontà in noi. Il credente è colui che sa superare le paure e sceglie di fondare la propria esistenza nella fede. L’immagine del Figlio dell’Uomo che viene in modo imprevedibile ci aiuta a vivere la fede come un affidamento al Signore. Noè fu il simbolo di tale atto di obbedienza. – La fine è un processo di liberazione. U nuovo esodo che si compie imparando a «guardare in alto» e a saper aspettare. Il Vangelo ci mette in guardia dal cercare di prevedere l’ora. Nessuno la conosce. Ci è dato di vivere il presente in attesa dell’incontro con Dio. – La vigilanza è la forma con cui il credente interpreta la storia e vive la speranza. Il discorso escatologico culmina con il binomio vegliare produttivamente. L’evangelista Matteo sottolinea soprattutto l’impegno concreto e responsabile dei credenti.

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – discernere il tempo: quali sono i segni di speranza che oggi riesci a leggere nella tua comunità? Cosa è possibile fare per aiutare i giovani a realizzare la loro vocazione? – Cosa significa per te essere vigilante e sobrio? La paura della morte: sai leggere con fede gli avvenimenti di sofferenza e i distacchi? Il Vangelo ci ricorda che tutto comincia da Dio e tutto a Lui arriva: sei consapevole di questa verità? Quale impegno di carità puoi assumere nella tua famiglia? Nel tuo lavoro? Quale parola di questa pagina ti ha colpito di più? Perché?

SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Sal 61,2-8

2 Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia salvezza. 3 Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare. 4 Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, per abbatterlo tutti insieme, come muro cadente, come recinto che crolla? 5 Tramano solo di precipitarlo dall’alto, si compiacciono della menzogna. Con la bocca benedicono, e maledicono nel loro cuore. 6 Solo in Dio riposa l’anima mia, da lui la mia speranza. 7 Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare. 8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.

3. ECCOMI, SONO LA SERVA! (SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

II DOMENICA DI AVVENTO) (Settimana: 08-14/12/2019)

IL TESTO BIBLICO: LC 1,26-38

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – La Lectio è incentrata sul testo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38) che viene letto nella solennità dell’Immacolata Concezione. Quest’anno essa si sovrappone alla II domenica di Avvento. – Maria è una giovane vergine promessa sposa di Giuseppe, di Nàzaret, sconosciuto villaggio della Galilea. Inconcepibile, per la mentalità del tempo, che il Messia potesse nascere in Galilea e non in Giudea e, soprattutto, a Gerusalemme, la città santa; ancora più assurdo che un angelo rivolga la parola ad una donna, cui neanche i rabbini potevano rivolgere la parola (si rammenti la sorpresa della donna e dei discepoli nell’episodio di Gesù e la samaritana raccontato in Gv 4, 1-42). Anche a Maria, come a Zaccaria, viene detto da Gabriele (in realtà a Zaccaria apparve un angelo del Signore) che concepirà e partorirà un bambino, il figlio delle profezie, il messia davidico, il figlio di Dio (vv. 28-33). – L’apparizione dell’angelo richiama una serie di apparizioni angeliche nella Bibbia: in Gn 16, 6-14 un angelo conforta Agar maltrattata da Sara; in Gn 17, 15-22 e 18, 4-14 angeli del Signore appaiono anche ad Abramo in forma umana, ma nel dialogo la loro presenza si confonde con la presenza di Dio stesso il quale colloquia direttamente con Abramo. Il saluto dell’angelo è ancora più strano della sua apparizione: Maria è invitata a “rallegrarsi” (chaire). La vergine è, poi, definita kecharitomene; infine, le si comunica che il Signore è con lei. Di solito kecharitomene è stato reso con “piena di grazia”: il passivo divino aiuta a capire il perfetto del verbo greco che richiama un intervento di Dio, avvenuto nel passato ma con effetti che perdurano: “tu che Dio ha colmato dei suoi favori”. A tali parole, Maria resta turbata; l’angelo, quindi, spiega il motivo della sua gioia: concepirà e partorirà un figlio, che sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, riceverà il trono di Davide, regnerà per sempre e sarà Figlio di Dio. Il nome che l’angelo comunica che Maria darà al figlio è Gesù, che è in ebraico Jeôshûa’, abbreviato in Jeshûa’ (da cui il nome greco Jêsou) e significa letteralmente “Jahwèh salvò” oppure come invocazione: “O Jahwèh, salva!”. – La domanda di spiegazione che fa Maria non è incredulità, ma serve a indicare la sua situazione di verginità, quindi d’impossibilità di concepire senza intervento umano. Anche Maria viene, quindi, a situarsi sulla linea delle donne madri d’Israele (Lc 1,37; Gen 18,14), ma nel contempo, nel segno della sua verginità e non della sterilità, ella indica il passaggio ad una nuova realtà storica, ad una 15 nuova fase della storia della salvezza. Maria non è più la sterile, ma la vergine di Sion, figura del popolo di Dio, che esulta per la visita del suo Signore tra gli uomini (cf. Sof 3,14-18). – In questa linea, allora, essendo il brano in esame in dittico con l’annunciazione della nascita di Giovanni il Battista a Zaccaria, quest’ultimo rappresenta l’Antico Testamento, mentre Maria rappresenta il Nuovo Testamento. Quando Zaccaria dà prova della sua fede muta, attraverso la scrittura del nome del figlio (v. 63), egli viene immediatamente premiato e può di nuovo parlare, esponendo dinanzi a tutti, col canto del “Benedictus”, il senso della storia della salvezza e soprattutto il significato che essa al presente ha negli eventi che vanno svolgendosi. – Il cuore della pericope è nei vv. 35-37: alla meraviglia di Maria (è questa l’interpretazione che della domanda di Maria dava il Grotius: “non dubitantis, sed admirantis”), che non riesce a comprendere come da lei vergine possa nascere un figlio, l’angelo risponde con un versetto strutturato su un parallelismo sinonimico: “Lo Spirito Santo scenderà su di te/ e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”: Luca non solo spiega il concepimento verginale, ma fa intravedere in Maria la realizzazione vera dell’arca dell’Alleanza. – Infine, al v. 38, è descritta l’adesione di Maria alla proposta di Dio: “Maria lo fa con la formula “serva del Signore” che, unica in tutta la Bibbia per una donna, richiama la vicenda di tanti chiamati che avevano accettato di mettersi al servizio del Signore: Abramo, Giacobbe, Mosè, Davide, il Servo sofferente…E’ il terzo nome attribuito a Maria. Il primo, «Maria», le è dato dagli uomini, il secondo, «kecharitomene», da Dio, e ora il terzo, «serva (doulē) del Signore», se lo dà ella stessa. Mentre Zaccaria ed Elisabetta vengono descritti nel loro atteggiamento irreprensibile di fronte alla legge, Maria viene presentata con nessuna predisposizione morale quasi a dire che il rapporto con Dio ora si basa sulla parola ascoltata e non sull’obbedienza ad una legge”.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – Nel racconto dell’annunciazione c’è già sintetizzato il movimento di Dio verso di noi e il modello della risposta umana, che Maria ci offre. Cogliamo da questo testo esemplare la grandezza del mistero della vocazione e la misericordia di Dio che sceglie i piccoli e gli ultimi per realizzare il suo progetto di amore. La prima parola con cui inizia il dialogo è «Rallegrati» (v. 28), l’ultima parola con cui la Vergine sigilla l’incontro è «Eccomi» (v. 38). Possiamo affermare che l’intero percorso vocazionale del credente si estende dal «Rallegrati» all’«Eccomi»: chiamata e risposta, proposta di Dio e consenso dell’uomo, incontro di due libertà che si fondono in un unico progetto di amore. – Dio entra nella vita dell’uomo portando la gioia profetica della sua parola trasformante (cf. Sof 3,14). Tutto quello che accade, turbamento, chiarimento, senso di impotenza, segno, conferma, rassicurazione ed invito a «non temere», fa parte dell’esperienza che ciascuno di noi copie di fronte alla scoperta del progetto di Dio. – Quando il Signore decide di entrare e di prendere dimora nella nostra casa, le conseguenze sono in qualche modo descritte nei sentimenti della Vergine di Nazareth. E’ Lei che ci insegna a ricominciare ogni giorno con il nostro «si», ripetuto poi a Betlemme nel Natale di Gesù, a Gerusalemme, nella fuga in Egitto, nel ritorno alla casa di Nazareth, lungo la strada della predicazione del Regno, a Cana di Galilea fin sotto la croce del Figlio amato. – Maria, insieme a Gesù, viene ad abitare nella nostra vita e diventa la guida nella nostra ricerca di Dio. Ecco perché nel seguire il Figlio ella abbandona la sua casa di Nazareth e si mette sulla «strada del vangelo», vivendo come prima discepola del suo Maestro (Lc 8,19-21), mentre questi «sale» verso Gerusalemme. All’indomani della risurrezione Maria esercita la sua maternità nei riguardi della sua nuova famiglia affidatale da Figlio morente (cf. Gv 19,25-27). La sua casa è ormai il cenacolo di Gerusalemme e la sua maternità continua a sostenere la comunità cristiana che rinasce dall’effusione dello Spirito Santo (cf. At 2,1-13). Ma anche il cenacolo di Gerusalemme si schiuderà alla missione della chiesa verso gli estremi confini della terra (At 1,8). A partire da quella dimora «dalle porte chiuse», gli apostoli escono con la spinta dello Spirito e vanno verso le abitazioni degli uomini e dei popoli che attendono l’annuncio del Regno. – Maria è divenuta ormai «la madre» di una casa che non è più definita in un luogo, ma che abita il tempo e le città degli uomini, che ascolta le loro attese e condivide le loro speranze. Come nel 16 cenacolo si ricordano i volti e i nomi degli apostoli «concordi nella preghiera» insieme a Maria e ai discepoli, così la nostra casa ha volti e nomi che oggi condividono l’avventura del vangelo e le meraviglie della misericordia di Dio. – Questa casa è la Chiesa, comunità dei redenti, di cui la Vergine è il primo frutto. Così il cammino del Risorto procede sulle strade del nostro mondo, attraverso uomini e donne che vivono e lavorano alla edificazione della la famiglia di Dio. Maria rimane la madre della nostra casa ecclesiale, colei che, con l’accoglienza di Gesù, è divenuta nel suo corpo «casa di Dio», continua la sua presenza materna nella comunità dei credenti fino al compimento del tempo.

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – Anche in questa pagina lucana si ripete il motivo della vocazione. La vocazione di Maria comincia è un invito alla gioia profetica che si compie nel progetto di Dio: vivi la gioia della tua missione di cristiano, donando pienamente te stesso al Signore e alla Chiesa? – La Vergine sente le parole dell’angelo come volontà di Dio e non pone resistenza al suo progetto: come vivi la volontà del Signore nella tua quotidianità? – Nel progetto di Dio scopriamo anche il nostro progetto di felicità: cosa senti di dover cambiare nella tua vita per realizzare la felicità che Dio vuole per te? – Quale Parola ti ha colpito maggiormente? Perché?

SALMO DI RIFERIMENTO Salmo 45 (44)

2 Liete parole mi sgorgano dal cuore: io proclamo al re il mio poema, la mia lingua è come stilo di scriba veloce. 3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò Dio ti ha benedetto per sempre. 4O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto, 5 e avanza trionfante. Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia. La tua destra ti mostri prodigi. 6 Le tue frecce sono acute – sotto di te cadono i popoli –, colpiscono al cuore i nemici del re. 7 Il tuo trono, o Dio, dura per sempre; scettro di rettitudine è il tuo scettro regale. 8 Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni. 9 Di mirra, aloe e cassia profumano tutte le tue vesti; da palazzi d’avorio ti rallegri il suono di strumenti a corda. 10Figlie di re fra le tue predilette; alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir. 11Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; 12il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio.

4. IL PIÙ PICCOLO NEL REGNO (Settimana 15-21/12/2019)

IL TESTO BIBLICO MT 11,2-11

2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5 i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – La quarta lectio propone il discorso messianico di Gesù e l’esaltazione della figura di Giovanni Battista. Il brano matteano segue il discorso missionario di Gesù (Mt 10) e presenta il testimone più significativo che ha preceduto il Signore: Giovanni Battista. L’insistenza si questa figura è data dalla testimonianza sul circa il messianismo di Gesù. Il Battista invia alcuni suoi discepoli per avere una conferma del messianismo di Gesù. – Agli inviati del Battista che vogliono rendersi conto della sua messianità («Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?»), Gesù non risponde direttamente, ma rinvia alle sue opere: «I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,2-6). Si tratta di miracoli che ricalcano le profezie dell’Antico Testamento, e tra questi c’è persino la risurrezione dei morti. L’ultimo segno però (ai poveri è predicata la lieta notizia) non è un miracolo, e tuttavia è un segno più decisivo, che imprime una direzione ben definita a tutti gli altri, ponendoli al servizio di una concezione messianica sulla quale molti inciamperanno: «Beato colui che non si scandalizza di me». – Che Gesù sia un inviato di Dio è provato dai miracoli, ma è la sua predilezione per i poveri – come le sue umili origini e la via della Croce – che rivela la novità teologica della sua rivelazione di Dio. Questa novità qualifica l’attesa e la speranza cristiana, come suggerito anche nelle prime due letture. Il passo di Isaia (35,1-10) precisa che la speranza non è semplicemente l’attesa di un risveglio spirituale, bensì anche l’attesa di un popolo nuovo e di una diversa convivenza, nella quale ci sarà un posto anche per i ciechi, i sordi, i muti e gli zoppi. Nessuno è escluso dalla gioia messianica. Bisogna riconoscere però che questa non è un’attesa sempre facile. E’ per questo che la lettera di Giacomo (seconda lettura) parla della pazienza del contadino e di Giobbe. Paziente è chi, come il contadino, attende il frutto del suo lavoro fino al tempo opportuno, che non spetta a lui determinare. Paziente è chi, come Giobbe, non si lascia modificare dalle avversità, ma rimane fermo e saldo nella sua ostinata speranza. Dopo aver indicato le opere sulle quali riflettere e in base alle quali è possibile dare un giudizio su di Lui, Gesù esprime il proprio giudizio sul Battista. Lo fa rivolgendosi alle folle. – La grandezza di Giovanni non consiste solo nell’austerità della sua vita e nella fortezza del suo carattere. Sta piuttosto nell’aver accettato il compito di preparare il terreno al Messia. Giovanni è venuto per rendere testimonianza a Gesù. Giovanni è grande, tuttavia il più piccolo nel Regno di 18 Dio è più grande di lui. Un’affermazione, non facile da interpretare, ma che certamente vuol dire una cosa: l’appartenenza al Regno di Dio è la cosa più importante di tutte. Il Regno al primo posto, non perché le molte altre cose della vita non contano, ma perché possano trovare il loro giusto valore. Il discepolo deve essere profondamente convinto che il primato del Regno di Dio non ruba spazio all’uomo, ma lo allarga.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa” (Is 35,1). Agli israeliti in esilio a Babilonia sembrava impossibile il ritorno in patria; come attraversare il deserto, la steppa, quando tutto è distrutto, tutto è crollato dentro. Sarebbe come voler far saltare uno zoppo o gridare un muto. Ebbene il profeta si alza e proclama coraggiosamente che le possibilità di Dio a favore del suo popolo non sono finite. Ciò che è impossibile all’uomo Dio lo farà. – Perché rallegrarsi, perché gioire? In questi giorni la cronaca quotidiana e la nostra esperienza personale ci mettono davanti fatti, eventi, situazioni che ci danno un enorme quantità di motivi per piangere, per fare lutto e riconoscere i continui fallimenti dell’uomo. Ad ascoltare bene quest’invito alla gioia ci sembra addirittura forzato e fuori luogo visti gli eventi che si susseguono e non fanno altro che ripetere continuamente il fallimento della nostra umanità. Ad ascoltare quanto accade intorno a noi anziché erompere in un grido di gioia, sarebbe più pertinente un urlo di rabbiosa rivolta contro il male. Anche noi, come Giovanni il Battista, sentiamo salire dal cuore un dubbio, una domanda da rivolgere al Signore: “Sei tu il veniente?”. – Giovanni aveva annunziato che “chi stava per venire”, era più forte di lui e che avrebbe compiuto il giudizio di Dio, abbattendo gli alberi cattivi, senza frutto e bruciando ogni male. Ma guardando intorno a se il male continuava a regnare e l’ingiustizia imperante non doveva andarla a cercare lontano…il suo stare in carcere era dovuto alla paura, al capriccio di un uomo. Ogni giorno sentiva salire il dubbio della verità della sua predicazione e l’annuncio di Gesù di Nazareth come il Messia. Anche noi ogni giorno ci scontriamo con l’ingiustizia e il male che sembra farci dubitare di tutto quello che abbiamo ascoltato e imparato dal Vangelo. Siamo portati a chiederci Gesù, il Signore, veramente è il Salvatore? Veramente ci si può fidare del suo annuncio? – Meraviglioso il comportamento di Giovanni il Battista, poteva mettere in crisi l’atteso: quel Gesù che aveva indicato come l’Agnello di Dio, quel Gesù che aveva indicato ai suoi discepoli forse non era lui, forse si era sbagliato. Invece Giovanni è disposto a mettere in crisi innanzitutto se stesso. Davanti a questo Gesù che realizza le promesse di Dio Padre, non capisce, si stupisce ma non si perde. Non cerca dentro di sè, nella tempesta della sua vita, la risposta, trasforma in domanda la sua crisi e la fa arrivare a Gesù. – Gesù, Parola del Dio vivente, risponde al Precursore, invitandolo a guardare le sue opere e ad ascoltare il suo annuncio. Il Maestro elenca sei prodigi: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. I fatti elencati richiamano alla mente alcuni testi del profeta Isaia (cfr. Is 26,19; 29,18; 35,5-6a; 61,1) riguardo all’azione salvifica di Dio. Un operare quello di Gesù, dove a prevalere è la misericordia, è l’abbracciare le miserie dell’uomo per sollevarlo dalla sua povertà. Sì, il Messia è lui, ma la strada che percorre è quella della misericordia. Ecco l’invito di Gesù a Giovanni: quello di cercare nella via della misericordia. Su questa strada cammina il Dio, è qui che non solo non si smarrirà mai, ma incontrerà la gloria del suo Signore. – La beatitudine con cui Gesù finisce il dialogo con i messaggeri di Giovanni “Beato è colui che non trova in me, motivo di scandalo” (v.6) è si rivolta al Battista che è invitato a guardare l’operare del Signore, ma raggiunge tutti i credenti di ogni tempo e luogo. Anche noi, desiderosi a volte di un Dio con in mano il ventilabro, Gesù invita a percorrere la strada della misericordia, allora scopriremo la gioia di un Dio che è vicina, ci avvolge con il suo abbraccio perché non ci sia mai più la paura.

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – È forte il messaggio del Battista che vuole dirci come la nostra storia non può che risultare dalla 19 nostra personale risposta a Dio! Che scelta intendiamo fare in vista dell’incontro con Cristo? – Le parole di Gesù sul Battista ti aiutano a verificare in quale situazione si trova oggi il tuo cuore. Come stai rispondendo all’annuncio della Parola? – Secondo te quali sono gli ostacoli principali che l’uomo di oggi oppone alla Parola di Dio? Perché?

SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 126

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare. 2 Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia. Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». 3 Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia. 4 Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb. 5 Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo. 6 Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.

5. LA PRESE CON SÈ Settimana: 22-29/12/2019

IL TESTO BIBLICO MT 1,18-25

Ecco come avvenne la genesi di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – Con la quinta lectio entriamo nel mistero della Nascita di Gesù, preparata dalle settimane di Avvento, sostando sul messaggio teologico contenuto nei racconti matteani. In questa lectio affrontiamo il racconto di Mt 1,18-25 e nella successiva lectio leggeremo la vicenda della famiglia raggiunta dai magi e delle vicende legate alla persecuzione di Erode e alla fuga in Egitto (cf. Mt 2). – I due capitoli sono così articolati: dopo la genealogia (1,1-17), si trova la descrizione della nascita di Gesù (1,18-25) e l’adorazione dei Magi (2,1-12), a cui segue la fuga in Egitto (2,13-15), il massacro dei bambini di Betlemme (2,16-18) e il ritorno della santa famiglia a Nazareth (2,1923). – Il racconto matteano del Natale è costruito intorno a due centri geografici: Gerusalemme, dove si trova la reggia di Erode e Betlemme, dove è nato il bambino, meta finale del viaggio dei tre sapienti orientali. Le due città rappresentano come due poli contrastanti su cui si gioca la tensione narrativa del racconto e il clima emotivo dell’annuncio natalizio. – Il vangelo secondo Matteo sottolinea fin dall’inizio la «genesi» della storia della salvezza. Lo stesso vangelo si apre con l’espressione «libro della genesi di Gesù Cristo» Mt 1,1) e introducendo il racconto natalizio parla della «genesi» della nascita di Gesù. L’intenzionalità del testo è quella di presentare il «nuovo inizio» della storia si Israele, che è costituito dalla persona di Gesù, l’uomo nuovo. – La lunga genealogia, calcolata secondo tra generazioni di quattordici patriarchi e segnata dalle figure di Abramo e di Davide, permette di collegare il filo della storia dell’alleanza di Dio con Israele, da Abramo a Cristo. Si tratta di figure che hanno assunto un ruolo importante nei libri dell’Antico Testamento. Tra di esse vi sono anche personaggi non ebrei, che mostrano come Dio ha posto all’interno della discendenza abramitico-davidica uomini e donne scelte secondo il suo progetto di amore. – E’ interessante vedere come la genealogia culmina con Giuseppe, «sposo di Maria» e la figura mariana è presentata come «madre» di Gesù chiamato Cristo (v. 17). «Tutte le generazioni», segnate dal numero 14, culminano con Gesù Cristo, che è la pienezza. La simbologia numerica ha avuto diverse interpretazioni: a) Gesù sarebbe il «figlio di Davide» (il nome DVD corrisponde al numero ebraico 14); b) secondo i calcoli apocalittici 14×3 indicherebbe il numero 7 (settimane) moltiplicato per 6 (sei settimane = imperfezione) che vede nella nascita di Cristo «settimo elemento» l’avvento della pienezza. – Al v. 18 si presenta l’evento dell’incarnazione per opera dello Spirito Santo (cf. anche il v. 20). Non si parla dell’annunciazione a Maria (cf. Lc 1,26-38), ma si presenta la situazione della Vergine, 21 promessa sposa di Giuseppe, già in attesa del Figlio. – L’evangelista pone in evidenza la figura di Giuseppe (Jôseph – Dio ti rende fecondo). Si può affermare che in Matteo il Natale è visto attraverso la vocazione e la risposta fedele di san Giuseppe: è lui infatti a vivere in prima persona l’annuncio di salvezza. Egli è presentato come il «giusto» (dikaios), che di apre nella fede alla volontà di Dio. Per la sua obbedienza e il contesto dei sogni e della persecuzione di Egitto, numerosi commentatori hanno accostato la figura di Giuseppe a quella di un altro Giuseppe, il figlio di Giacobbe (cf. Gen 37-50). – Giuseppe è lo «sposo di Maria». Va notato come il racconto mostri la «fatica» che quest’uomo deve fare per «entrare» nel progetto di Dio. Egli vive il turbamento della scelta: combattuto tra due pensieri, ripudiare Maria secondo le indicazioni della legge e accoglierla per proteggerla e sostenerla, secondo l’amore del suo cuore. Giuseppe si trova di fronte ad una situazione difficile, apparentemente impossibile a risolversi. – Nel v. 20 si presenta la rivelazione divina attraverso l’intervento dell’angelo: «Giuseppe, figlio di Davide». Le parole angeliche collegano la figura di Giuseppe alla storia di Davide: l’uomo giusto deve saper leggere nella sua storia il progetto di Dio. Egli è collocato in una discendenza profetica e deve lasciarsi guidare da Dio. – «Non temere»: l’espressione che si ripete lungo la storia di Israele! Dio chiede all’uomo di affidarsi con tutte le forze al suo amore. La «giustizia» necessita della «fede»: il giusto vivrà per la sua fede (Ab 2,4). Giuseppe riceve la chiamata di Dio: «prendere Maria e il bambino con sé» perché la storia di amore è «storia di Dio». Egli è chiamato a fidarsi e ad entrare nel progetto di Dio: quello che è generato in Maria «viene dallo Spirito Santo» (v. 20). – Chi sarà Gesù? Il nome «Gesù» rivela anche la missione: Gesù sarà colui che «salverà il suo popolo dai suoi peccati» (v. 21). Dare il nome indica il ruolo «paterno» che Giuseppe è chiamato a svolgere. Padre senza «essere padre»: vivere una paternità spirituale e giuridica che permette a Dio di entrare nella storia dell’umanità e di Israele. Come Maria, Giuseppe è chiamato ad essere «servo della Parola», è chiamato a fidarsi di Dio. In queste parole dell’angelo si cela la chiamata di Dio. Di fronte al progetto di amore, Giuseppe deve scegliere senza timore: egli ascolta con umiltà, vive il silenzio del cuore, accoglie il mistero comprendendo il senso di questo messaggio. – Nei vv. 22-23 l’evangelista introduce la profezia di Isaia. L’inciso riveste un’importanza notevole per il racconto del Natale e più in generale per l’intera narrazione evangelica. Questo avvenimento non accade a caso, ma rientra nella profezia antica che qui trova il suo «compimento»: Gesù è quell’Emmanuele profetizzato in Is 7,14 e Maria è la «vergine» che concepisce e partorisce il Diocon-noi. In tal modo Dio porta a compimento le promesse fatte ad Israele: Dio entra nella storia degli uomini per portare la salvezza. – Giuseppe «si desta dal sonno»: ricevuta la rivelazione Giuseppe obbedisce. Egli accoglie Maria come sua sposa e senza concorso umano, la Vergine dà alla luce il bambino. L’evangelista non si attarda nella descrizione del Natale, non parla di un censimento (come in Luca), ma sottolinea come la nascita di Gesù avviene per un’obbedienza profonda di Giuseppe e di Maria. In tal modo il Signor entra «umilmente» nel tempo, attraverso una semplice e povera famiglia: quella di Giuseppe e di Maria. – Il Natale di Dio si presenta come l’evento più semplice e povero dell’umanità: Gesù nasce dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, accanto a due figure «piccole»: Giuseppe, uomo giusto e Maria, madre semplice e «silenziosa» nella fede. Il racconto presenta la famiglia di Gesù nel nascondimento di un piccolo paese della Palestina: Betlemme. È Betlemme che diventerà luogo dei successivi avvenimento evangelici.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – La «genesi» della nascita del Signore introduce il lettore in una «storia di amore» fatta di semplicità e di fede. I nomi indicati dalla lunga lista genealogica ci aiutano a leggere le vicende della storia di Israele in una luce profetica: Dio ha voluto costruire lungo la storia degli uomini una «storia di salvezza». Gesù è venuto per salvare il suo popolo dai suoi peccati» (v. 21). Dio nasce in 22 mezzo agli uomini per portare la salvezza. – Il progetto di Dio ha bisogno del «si» dell’uomo. La figura di Giuseppe costituisce una straordinaria testimonianza di questa dinamica spirituale. Giuseppe rappresenta la nostra stessa vita e le nostre fatiche nella fede: egli è di fronte ad un dilemma che appare senza soluzione. Si ripete la parola dell’angelo a Maria in Lc 1,30: nulla è impossibile di fronte a Dio. Lo sposo di Maria deve «rispondere» con la fede di fronte al progetto di Dio. Giustizia e fede non sono contrapposti, ma uniti nel «si» di Giuseppe. – «Non temere»: l’invito di Dio rivolto ai grandi personaggi della Bibbia: Abramo, Mosè, Samuele, Davide, Isaia, Geremia, Ezechiele, Maria di Nazaret. Anche Giuseppe sente questo invito ed accoglie nella speranza la Madre con suo Figlio. Giuseppe crede nell’azione di Dio e dello Spirito: la sua fede compie la sua giustizia. Egli sa abbandonarsi alla provvidenza del Padre e proprio questo abbandono fiducioso gli consente di «diventare padre»: egli vive fino in fondo la paternità spirituale, donando se stesso per amore. – Gesù è l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Is 7,14). L’evangelista sottolinea la «pienezza della Scrittura» in questo avvenimento. La promessa profetica che Dio fa al suo popolo al tempo di Isaia, ora viene realizzata nella nascita di Gesù. In tal modo la storia dell’Antico Testamento acquista senso a partire dalla storia di Giuseppe, Maria e Gesù. Il bambino nato per opera dello Spirito Santo è il Dio-con-noi. È giunto il momento del «si di Dio»: Dio non abbandona il suo popolo, ma si mostra fedele alle sue promesse. Il Natale del Signore può considerarsi come la «pienezza della fedeltà di Dio»!

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – Entrare nella «storia della salvezza» attraverso l’obbedienza della fede: il Natale ci spinge a riflettere sulla maturità della nostra fede. Come stai vivendo il tuo cammino di fede? Sei capace di obbedire al Signore anche nei momenti più delicati e difficili della tua vita? – Giuseppe è un uomo giusto, ma la sua giustizia si apre al progetto di Dio: la tua vita è aperta al progetto e alla volontà di Dio in te? – Gesù è l’Emmanuele e l’avvenimento del Natale è il capolavoro di Dio: come vivi il Natale nella tua famiglia, nel tuo lavoro, nella tua comunità? Senti Dio vicino a te? 

SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 71

Dio, da’ al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; 2 regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine. 3 Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. 4 Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore. 5 Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli. 6 Scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. 7 Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, finché non si spenga la luna. 8 E dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra.

6. IN LUI ERA LA VITA – Natale del Signore

 IL TESTO BIBLICO GV 1,1-18

1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – In questa Lectio siamo chiamati a vivere il messaggio fondamentale del Natale, quello che ci ricorda che il Verbo di Dio “… venne ad abitare in mezzo a noi…”; il Figlio di Dio, uno col Padre da sempre e per sempre, entra nel tempo e scende nel mondo, facendosi uomo tra gli uomini. La divisione posta da diversi studiosi individua nel prologo giovanneo quattro unità che corrispondono a quattro aspetti della riflessione teologica, individuabili come quattro cerchi concentrici, dal più grande al più piccolo: vv. 1-5: l’esistenza del Logos, la sua relazione con Dio, la sua funzione di mediazione nella creazione; vv. 6-8: l’introduzione della figura di Giovanni Battista come «testimone della luce» e precursore della fede; vv. 9-13: il tema della luce che illumina l’universo e l’umanità posta di fronte ad una scelta: accogliere o rifiutare la luce, che implica l’accoglienza e il rifiuto della vita; vv. 14-18: l’incarnazione del Logos è vita e luce per gli uomini, la testimonianza del Battista e l’orientamento escatologico della missione del Figlio. – L’intera visione teologica, descritta con immagini dell’Antico Testamento serve a presentare il ruolo unico della mediazione del Logos (sapienza), che indica la personalità del Figlio, Verbo incarnato (similmente in 1Gv 1,1 e Ap 19,13 si indica con il termine Logos la persona del Figlio di Dio, l’unigenito). Il Logos è la persona divina che si è rivelato come fonte della vita eterna, ha rivestito la carne umana ed è stato toccato dalle mani degli apostoli. È ancora precisato come la divinità del Verbo è eternamente rivolta verso Dio, il Padre (v. 18) e allo stesso tempo ne rivela la perfetta comunione di amore. Il Verbo è la fonte della vita, inserito esplicitamente nella storia della salvezza, che supera e completa la legge mosaica. Il Verbo è la luce degli uomini (v.4), fonte di rivelazione che illumina la notte del mondo e smaschera ogni ostilità. Il centro del quadro descritto dal prologo è nel v. 14: «il verbo si è fatto carne». – La testimonianza del Battista (1,7s) presuppone che il Verbo-luce sia già presente nel mondo come persona che vive tra la gente. Con l’affermazione di 1,14 si comprendono le espressioni 24 enigmatiche circa la presenza della persona divina nella storia umana: il Logos è vita, perché manifesta e comunica la vita divina con la sua persona. Nei vv. 16-18 si accentua la rivelazione escatologica che non avviene per mezzo della legge mosaica, bensì per mezzo del Figlio unigenito. La legge fu data per mezzo di Mosè, ma la grazia della verità è possibile unicamente nella mediazione salvifica di Gesù Cristo. La prima grande verità è data dalla scoperta che Gesù, Verbo incarnato è divenuto per noi «luogo dell’incontro con Dio», «presenza personale» di Dio sulla terra. Dall’istante dell’incarnazione del Figlio per ciascun uomo la vita acquista una prospettiva ermeneutica radicalmente diversa. Anzitutto l’incarnazione di Dio pone il fondamento storico di un’uguaglianza tra gli uomini che non potrà mai essere superata. – In secondo luogo dal fatto che Gesù è diventato autenticamente uomo dentro la storia, l’atteggiamento verso la vita e la morte sono è messo in questione in un modo radicale, in quanto la morte ha perso il suo contrassegna distruttivo in funzione della prospettiva della «vita nuova». L’incarnazione è la manifestazione concreta e credibile dell’amore di Dio in quanto rivela la centralità della carità divina e determina il nuovo modello antropologico che deve governare i rapporti umani sull’amore reciproco e sulla fondamentale uguaglianza e fraternità. – Una chiara indicazione del metodo spirituale e pastorale nasce dal saper annunciare Dio partendo dalla condizione umana e dalla sua dimensione incarnata: «Chiunque voglia fare all’uomo d’oggi un discorso efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio. È questa, del resto, esigenza estrinseca per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della rivelazione, infatti, è i «Dio con noi», il Dio che chiama, che salva e dà senso alla nostra vita; e la sua parola è destinata a irrompere nella storia, per rivelare ad ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla. – La totalità espressa nell’evento dell’incarnazione apre una prospettiva antropologica nuova che implica come essere cristiani significa realizzare essenzialmente il proprio progetto vocazionale nella pienezza del «dono di sé» (corpo, mente e anima). Da questa consapevolezza si comprende come «vivere» presuppone un percorso di identità ed implica una scelta orientata alla definitività. – L’incarnazione del Figlio implica così una vocazione inscritta nell’essere creato: l’elevazione della natura umana alla dignità sublime di Dio. Così recita il noto testo conciliare: «Egli (Gesù) è l’uomo perfetto, che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, per ciò stesso essa è resa anche per conto di noi innalzata a una dignità sublime. Con l’incarnazione il figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (GS, n. 22).  SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – Leggiamo nel prologo di Giovanni un inno di bellezza insuperabile e di alta riflessione teologica, che racchiude in sé la verità che salva e descrive, anch’esso, l’itinerario di Dio verso l’uomo, la sua discesa nel tempo e nella Storia, la sua spoliazione, nel farsi carne e nell’assumere la fragilità umana, per fare dell’uomo un figlio di Dio. – “In principio era il Verbo – recita il testo – e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini… venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.” E’ la sintesi stupenda del dono di Dio nel Figlio, Gesù di Nazareth, figlio di Maria che contempliamo nell’immagine tenera di un bimbo appena nato. 25 – A questo dono ineffabile, il cui valore non è misurabile con metri umani, l’uomo deve rispondere prima di tutto, con l’accoglienza totale e sincera di un cuore fedele, e, di conseguenza, iniziando un cammino verso Dio, sui passi del Cristo redentore; il Natale, infatti, non è solo la grotta col Bambino, ma ha già in sé il dramma della passione e morte del Figlio di Dio, che è venuto nel mondo per salvarci a prezzo della sua stessa vita, con quella obbedienza che lo ha condotto alla morte di croce. – La vera celebrazione del Natale non si esaurisce, dunque, in un solo un giorno di festa, ma deve essere impegno che dà forma a tutta l’esistenza, un’esistenza fatta di conoscenza sempre più profonda del Mistero grande di Dio, che si rivela in Cristo, come auspica Paolo: “il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione, per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità…”. Questa conoscenza, illuminata dalla fede, si trasforma, poi, in opere d’amore verso quel prossimo che Dio mette sul nostro cammino e col quale Gesù si è identificato quando ha detto: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero pellegrino e mi avete ospitato, nudo e mi avete coperto, ero infermo e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi; perché, in verità, tutto quello che avete fatto ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt25,35-40). – ” Venite, benedetti dal Padre mio…” (Mt 25,34) è l’invito che viene dal Bambino di Betlemme, un invito che è un progetto di vita; un invito carico di luce, di amore e di speranza; quella speranza che rende la vita degna di esser vissuta, perché destinata alla piena comunione con la vita stessa di Dio, in Cristo Gesù, nostro fratello, nostro compagno, nostro salvatore.  ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – La pagina del Prologo giovanneo ti aiuta a rileggere il mistero del Natale come un dono per la tua vita? – Quale parola del prologo ti sembra che possa fotografare la situazione dell’uomo contemporaneo? Perché? Cosa significa per te “contemplare”? – La pagina giovannea evidenzia l’importanza della maturazione umana e dell’Incarnazione di Dio nella storia. Quali sono i segni del cristiano maturo? Cosa chiede il mondo di oggi ad un cristiano? 

SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 90

1 Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente, 2 di’ al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido». 3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. 4 Ti coprirà con le sue penne sotto le sue ali troverai rifugio. 5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza; non temerai i terrori della notte né la freccia che vola di giorno, 6 la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno. 7 Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra; ma nulla ti potrà colpire.

7. SARÀ CHIAMATO NAZARENO (Settimana: 30/12 – 04/01/2020)

IL TESTO BIBLICO MT 2,13-15.19-23

13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». 14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. 19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – Proseguendo il racconto del Natale, in questa sesta Lectio ci soffermiamo sulla famiglia di Gesù e sugli episodi che caratterizzano Mt 2. Si tratta della venuta dei magi (Mt 2,1-12), la persecuzione di Erode e la fuga in Egitto (Mt 2,13-18) e il ritorno della santa famiglia dall’Egitto a Nazaret (Mt 2,19-23). IL testo liturgico riporta solo i vv. 13-15.19-23, ma noi possiamo leggere l’intera pericope. – Il racconto dei magi dall’Oriente è ricco di una serie di messaggi teologici, che illuminano il significato del Natale. Dopo la nascita di Gesù a Betlemme, alcuni magi giunsero dall’Oriente seguendo «una stella» con il desiderio di «adorare il Re dei Giudei». – Il cammino di questi uomini venuti da lontano si contrappone alla staticità di Erode e della sua corte, così come la luce della stella si oppone all’oscurità e alla mistificazione della corte erodiana. Malgrado l’essenzialità dei dati e la stringatezza della narrazione, l’evangelista riesce ad esprimere bene la profondità teologica dei personaggi che ruotano nella scena: i magi, Erode, i capi dei sacerdoti, il bambino e la Madre. – Il viaggio di questi personaggi è finalizzato all’adorazione del Re bambino, visto nella prospettiva della fede, come Dio che è nato sulla terra. I magi si caratterizzano per essere «uomini della ricerca», aperti all’incontro con il Signore, pronti a mettersi in discussione di fronte all’avvento di Dio e del suo Regno. Il clima di semplicità e di amore pervade la lunga strada dei sapienti orientali, che rappresentano i popoli pagani che si aprono alla fede. – A fare da contrappunto alla figura dei magi è Erode con la sua corte. Il turbamento di fronte a quella richiesta di informazione (v. 3) e la paura di sentirsi destituito dalla nascita di un nuovo re, caratterizzano l’intero ambiente di Gerusalemme. La domanda implicita che ritorna nel brano è: chi è il «vero re dei Giudei»? Ritroveremo questa indicazione nell’ora della passione di Gesù, durante il giudizio del sinedrio e perfino nel titolo della croce. – Alla domanda dei magi non solo si turba Erode ma tutta la città santa: l’evangelista mette in rilievo come il popolo delle promesse, che attende da secoli la venuta messianica reagisce con la paura e il turbamento, la derisione e l’ignoranza. Il responso degli scribi è unanime: nascerà il Messia a Betlemme di Giudea (cf. Mi 5,1). La citazione del testo profetico sottolinea che il capo che uscirà da Betlemme «pascerà» il popolo di Israele. Matteo sottolinea la dimensione pastorale del messia, del re davidico (cf. Sal 23; Ez 34,23; 37,24). – Nei vv. 7-8 Erode invita i magi ad informarsi sul luogo della nascita e a riferirne la notizia per 27 poter adorare il Re bambino. Il sanguinario di Gerusalemme, che da lì a poco provocherà la strage degli innocenti, si mostra in vesti mansuete, in tutta la sua oscurità e violenza. – I magi superano l’oscurità di Gerusalemme e seguono la stella che li conduce a Betlemme. Il segno luminoso nel cielo riveste, oltre all’attestazione cosmica, anche un simbolismo teologico. Il tema della stella ritorna nella tradizione biblica come annuncio della gloria di Dio (Sal 19,2-7), rivelazione della potenza del Creatore (Sap 13,1-9). In modo particolare la stella è collegata alla profezia di Balak, in vista della speranza messianica, attraverso l’episodio narrato in Nm 24,15-19. – Ai pagani Dio si rivela e fa da guida: a coloro che lo cercano con semplicità di vita e amore per la verità; mentre su Erode e la sua corte corrotta Dio stende un velo di oscurità e di turbamento. Erode rimane nella notte, chiuso nel suo egoismo e nelle sue paure! – Nei vv. 9-12 si narra dell’arrivo dei magi, della «gioia grandissima» nel vedere la stella posarsi sul luogo della natività. Il cammino è al temine: i sapienti orientali entrano nella casa, «vedono» il bambino con Maria sua Madre, e «prostratisi» lo adorano! Il racconto è essenziale, sintetico ma sufficiente per descrivere l’evento della rivelazione di Dio a tutti i popoli, rappresentati dai magi di Oriente. – Essi riconoscono Gesù, il bambino povero di Betlemme, come il Re – Messia nato per noi. Essi «adorano» Dio nella carne di Gesù, ripieni di gioia e di luce. La notte si trasforma in luce: questa luce è l’anticipazione del fulgore della risurrezione. Infine i doni dell’oro, dell’incenso e della mirra rappresentano ed anticipano l’identità misteriosa del piccolo venuto al mondo: egli è il Re, egli è Dio, egli offrirà se stesso per la salvezza del mondo. Il ritornare per un «altra strada» indica il «cambiamento del cuore» che questi uomini pagani hanno vissuto nell’incontro con il Dio-bambino. – Nei vv. 13-18 si presentano due scene: la rivelazione che Dio fa a Giuseppe di prendere il bambino e di fuggire in Egitto (cf. la citazione di Os 11,1) e il massacro dei bambini innocenti a Betlemme per ordine del re Erode. Ancora una volta Giuseppe è chiamato ad accogliere l’annuncio di Dio e a proteggere la santa famiglia «perseguitata» da Erode. – L’evocazione dell’Egitto e della persecuzione collega la storia del Natale a quella dell’esodo di Israele. La famiglia di Gesù è perseguitata: egli deve fuggire lontano per scampare alla morte. Fin da bambino Gesù vive la persecuzione e nella morte dei bambini innocenti, viene prefigurata la sua futura morte «innocente». – La malvagità del re Erode tocca il suo vertice nel dramma del sangue innocente. Il crudele tiranno raffigura la malvagità del potere usato senza scrupoli e fine a se stesso. Quando l’esercizio del potere non è a servizio della giustizia e della solidarietà, diventa violenza e sopruso. A pagare sono sempre e solo gli innocenti. La citazione profetica di Ger 31,15 sottolinea il dolore della maternità e della paternità di fronte al dramma della morte dei bambini di Betlemme. – Nei vv. 19-23, una terza rivelazione di Dio invita Giuseppe a «ritornare» nel paese di Israele. Questo ritorno nella pace evoca il cammino del popolo attraverso il deserto verso la terra promessa. Così Giuseppe «si alza» e si rimette in cammino. La santa famiglia vie il suo esodo, ritirandosi nella Galilea e prendendo dimora a Nazaret. Gesù sarà chiamato «nazaneno» (cf. Gdc 13,5.7: nazoreo = consacrato). Una seconda interpretazione è data dall’assonanza con «nazir» (germoglio, cf. Is 11,1): Gesù è il germoglio della radice di Iesse. Inizia così il «ritiro di Gesù» nella famiglia di Nazaret, la sua lunga preparazione che lo porterà alla predicazione pubblica.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – L’analisi sintetica che è stata proposta offre diversi spunti di meditazione e un aiuto per poter sostare davanti a Cristo, nato per noi. In primo luogo siamo chiamati ad essere «uomini e donne del mistero adorante di Dio». E’ proprio dalla ricerca del Signore nello nostra vita che deve nascere il rinnovato bisogno di incontrare Dio e di adorarlo. – La figura dei magi si impone in questa splendida pagina matteana come «protagonisti di un cammino di fede», segno dell’apertura della salvezza verso tutti gli uomini. Nel testo emerge con forza l’idea della missionarietà, che deve costituire la forza trainante della nostra esperienza cristiana in «un mondo che cambia». L’immagine dei sapienti orientali che cercano il Re- Messia traduce bene la ragione del nostro impegno di evangelizzazione dei popoli. 28 – Al contrario la figura di Erode e del popolo eletto viene presentata in tutta la sua ambiguità e chiusura. Pur possedendo e conoscendo le Scritture, nessuno dei maestri della Legge è in grado di fare «il salto della fede» e mettersi alla ricerca di Gesù. La città di Gerusalemme si chiude all’annuncio della salvezza così come avverrà nei giorni della passione del Signore. – Chi rappresenta oggi Erode? Quali passi dobbiamo compiere per superare l’egoismo e la chiusura alla fede di tanti nostri fratelli? Alla gioia dei magi si contrappone il turbamento del re iniquo di Gerusalemme. – La stella e il suo splendore nella notte. Ripensiamo al suo simbolismo profetico-messianico (Balak, un pagano benedice le tende di Giacobbe e annuncia il sorgere della stella messianica: cf. Nm 24) e valutiamo le «nostre notti». Il Salvatore è prefigurato dalla stella che indica la sapienza aperta di fronte alla rivelazione. La stella scompare di fronte a Gerusalemme e riappare a Betlemme («casa del pane»). – La ricerca si conclude con la gioia, l’adorazione e l’offerta dei doni, a cui segue il ritorno «per un’altra strada». In questo racconto si presenta il «natale dell’anima» (Meister Eckhart): la nascita del credente in Dio e di Dio nel credente. Si tratta anzitutto di fare una profonda esperienza spirituale: il Natale non può che essere vissuto così. – Riassumiamo in cinque momenti il cammino dei magi, figura del cammino del credente: a) la risposta sincera al bisogno di Dio ti porta a seguire la stella; b) la Scrittura svela colui che cerchiamo ed aspettiamo; c) la gioia del cuore mostra dove Lui è nato; d) l’adorazione è espressione della fede in Dio che si è fatto bambino per la nostra salvezza; e) i doni riassumono i segni della fede cristologica e implicano il dono di se stessi per il Regno di Dio. – Le vicende legate alla persecuzione della santa famiglia fanno pensare alla situazione di sofferenza di tanti popoli e di tante famiglie di oggi. Anche la famiglia di Gesù ha subito la sofferenza e la persecuzione da parte dei potenti. Si tratta di un «esodo» sempre attuale, che implica una presa di coscienza della nostra responsabilità di fronte ai drammi della società. Vivere e servire la famiglia oggi: ecco la responsabilità che ci viene affidata da questi racconti evangelici.

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – La narrazione dei magi ci aiuta a cogliere la dimensione universale della nascita di Gesù: egli è venuto per salvare l’umanità. Tutti gli uomini sono chiamati a cercarlo e a trovarlo. Mentre Erode vive nella paura di perdere il suo potere, i magi «camminano» seguendo la stella. Come stai vivendo il tuo «cammino di ricerca» di Dio? Qual è la tua «stella» che sta illuminando la tua ricerca di fede? – Emerge con tutta evidenza il contrasto tra i due modelli di fede: da una parte la semplicità del Natale di Betlemme e dall’altra la chiusura e la violenza della corte di Erode e di tutta Gerusalemme. Quale modello di famiglia privilegi? Come stai vivendo la responsabilità della tua famiglia? Di cosa senti maggiormente il bisogno per vivere relazioni di aiuto e di solidarietà all’interno della tua famiglia? – La persecuzione, la morte, l’esodo: sono esperienze vissute da Gesù ma anche avvenimenti di cronaca quotidiana. Senti nel tuo cuore la responsabilità di creare condizioni di pace e di accoglienza? Di fronte al fenomeno delle famiglie in difficoltà, dei migranti, dei profughi, di tante situazioni di disagio e di chiusura: quale messaggio deriva da questa Parola?

 SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 2

6 «Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte». 7 Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. 8 Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. 9 Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai». 10 E ora, sovrani, siate saggi istruitevi, giudici della terra; 11 servite Dio con timore e con tremore esultate; 12 che non si sdegni e voi perdiate la via. Improvvisa divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia. 8.

MARIA LA MADRE (S. Maria madre di Dio)

IL TESTO BIBLICO LC 2,16-21

16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. 21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – La Solennità della Madre di Dio apre l’Anno civile alla benedizione e alla vita. Il nostro brano si colloca nel grande racconto natalizio lucano che abbiamo commentato nel giorno di Natale (vv. 1-15). Abbiamo visto come a differenza dei racconti dei «personaggi famosi» dell’antichità, la descrizione evangelica del Natale esula dalla concezione trionfalistica del Dio che entra nel mondo degli uomini. In un contesto di totale provvisorietà e di debolezza, Gesù è accolto da Maria e Giuseppe e successivamente contemplato da semplici pastori. Una stalla fu la sua casa natale, una greppia il suo giaciglio, poche fasce di fortuna il suo manto (cf. Lc 2,6-7). – La seconda parte del racconto mostra invece l’evento luminoso della «gloria degli angeli» e allo stesso tempo la «chiamata dei pastori» a contemplare il bambino nato. Cielo e terra si incontrano! Lo schema narrativo viene ripetuto a più livelli: si parla dell’evento storico (vv. 1-7); lo stesso evento viene presentato ai pastori come «segno» (vv. 11-12) ed infine viene descritto direttamente come «esperienza viva» (vv. 16-17). – Luca presenta l’apparizione degli angeli ai pastori nella notte, mettendo in relazione la «gloria» (doxa) trascendente di Dio con la condizione di umiltà e di semplicità degli uomini, la luce celeste che splende nella notte del mondo. Si dice che i pastori «vegliavano le veglie della notte» (v. 8), mentre un angelo li illuminò, recando loro l’annuncio: «non temere: vi annuncio la buona notizia di una grande gioia che sarà per tutto il popolo» (v. 10). – Da notare l’importanza del verbo «evangelizzare» (euaggelizomai) che assume nell’economia dell’intera struttura teologica lucana un ruolo centrale: Gesù è l’evangelizzatore della salvezza (cf. Lc 4,18), egli è il salvatore del mondo, la sua venuta costituisce la novità e la gioia dell’uomo. Un secondo termine è «la grande gioia» (charan megalēn): si tratta dell’esperienza dell’uomo che fa l’incontro con Dio nello Spirito Santo. La gioia, frutto del dinamismo dello Spirito, deve eliminare la paura di un Dio «giudice» e invadere il cuore dei pastori, come la luce fuga le tenebre della notte. Tutto il popolo è chiamato a gioire, come nella scena profetica di Sofonia 3,14-18 che riporta l’invito alla gioia per la salvezza operata da Jahwe. – Nel v. 11 prosegue l’annuncio dell’evento: «oggi è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore, nella città di Davide». L’oggi (sēmeron) dell’incontro con il Dio con noi, l’oggi dell’evangelizzazione, l’oggi della misericordia e della salvezza! I titoli riservati a Gesù sono di fondamentale importanza per cogliere la profondità della fede: Gesù è definito anzitutto «salvatore» (sōtēr), lo stesso termine impiegato per l’imperatore, qui assume una funzione sostitutiva e velatamente ironica. Il vero e unico Re e Signore è il Cristo, venuto al mondo nella povertà e nel nascondimento. È lui il Messia (christos) atteso da tutti i credenti. È lui il Signore (kyrios), a cui il Padre ha consegnato il potere e la gloria. – Nei vv. 13-14 si schiude al lettore la prospettiva celeste della moltitudine di angeli che cantano l’incontro tra il mondo trascendente e la realtà della terra. La celebrazione della «gloria a Dio» 30 indica il mistero della trascendenza che illumina la notte del mondo; allo stesso tempo allude alla potenza schiacciante e luminosa (kabod) nelle teofanie dell’Antico Testamento. Unita alla gloria si menziona il dono della «pace in terra» (eirēnē epi gēs), dono offerto a coloro che Dio ama. La gloria di Dio manifestata nel più alto dei cieli si estrinseca in un progetto di pace per gli uomini. La nascita del Messia manifesta la gloria di Dio e riversa la pace «che viene da Dio» e non dai compromessi umani (si pensi alla pax augustea). – Partiti gli angeli, nei vv- 15-17 vengono presentati i pastori che vanno a vedere con sollecitudine «questo grande avvenimento» (to rēma touto to gegonos). L’evangelista sottolinea che, arrivati i pastori, trovarono Maria e Giuseppe con il bambino, che giaceva nella mangiatoia. La presenza dei pastori ricorda la stessa funzione del «pastore» che Gesù rivestirà durante la sua missione pubblica (cf. Gv 10). Sono i pastori stessi che «riferiscono» della loro esperienza diretta (v. 17) e diventano testimoni dei fatti raccontati al cospetto di tutta la comunità (v. 18). – Infine viene presentata la Vergine Madre nell’atteggiamento di conservare nel cuore e meditare tutti gli avvenimenti accaduti, con un senso di profondo stupore e gratitudine. Luca attribuisce alla Madonna un ruolo specialissimo soprattutto in questo racconto. In primo luogo vediamo Maria come «interprete» degli avvenimenti che stanno accadendo. In Lei possiamo scorgere il modello del credente che accoglie la Parola, si mette a servizio, dà alla luce il Verbo fatto carne e porta in sé il mistero del bambino. – La pagina di chiude con i pastori che ritornano ai loro greggi «glorificando e lodando Dio». Alla lode degli angeli in cielo fa eco quella dei pastori sulla terra: saranno loro i primi testimoni dell’incarnazione del Cristo.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – In questa seconda parte del racconto natalizio l’evangelista vuole aiutarci a cogliere il senso della nostra storia: le nostre origini, il cammino di ricerca della volontà di Dio, la fatica di credere e di vivere nella quotidianità l’ordinario, «in modo straordinario». – Torniamo a rivivere l’esperienza della santa famiglia giovane che obbedisce alla volontà di Dio con piena umiltà e sottomissione. Il testo evoca la memoria della promessa fatta da Dio alla famiglia di Davide (cf. 2Sam 7,14): dalla sua discendenza verrà il Messia, che sarà «figlio»! – Pur nella scarsità delle indicazioni, possiamo immaginare il disagio di Giuseppe e di Maria, «pellegrini» a Betlemme. Per la Vergine si compie il tempo del parto. Soli, lontani da Nazaret, forse ospiti di parenti nella «città di Davide». Maria dà alla luce Gesù, trasformando la notte del dolore in gioia e festa della vita. – Il bambino è nella mangiatoia e Dio abita la notte del silenzio, per stare con gli umili e i poveri. Gesù appare come il «servo che non alzerà la sua voce!» (Is 42), ma porterà la giustizia di Dio a tutti i popoli! – Nella seconda parte del racconto lucano si presenta l’annuncio angelico: il cielo si schiude per rivelare la grandezza del mistero di Dio. L’apparizione dell’angelo che annunzia l’evento ai pastori: «non temere!». L’avvento di Dio nella storia non distrugge gli uomini, come i tiranni umani, ma porta loro la vita e la speranza. Dio è finalmente con noi! – Nel nostro testo (vv. 16-21) si coglie l’azione dei pastori illuminati dalla gloria angelica: essi decidono di andare a Betlemme per sperimentare la presenza del salvatore. Essi accolgono nel cuore la testimonianza della gioia e vivono il cammino dell’ospitalità. – Anche noi siamo chiamati a vivere l’ospitalità nei riguardi di Dio e dei fratelli. L’ospitalità che si trasforma in cammino di unità, nella condivisione e nella speranza. Le nostre famiglie, le nostre comunità devono dilatarsi nella comunione verso tutti. La tristezza del dolore deve poter cedere il posto alla certezza della «sua presenza». – Il cammino dei pastori è pieno di stupore e di sollecitudine. Lo stupore dei semplici che cercano di «vedere» l’uomo nuovo venuto nella storia. I pastori cercano il «buon pastore»: ciascun uomo ha bisogno di essere aiutato e sostenuto nel cammino. L’esperienza cristiana è un 31 «esodo di popolo» verso la terra promessa. La notte sembra quasi la ripetizione del deserto antico, che viene illuminato dalla colonna di luce: Dio è venuto nella luce! – Oltre al tema della luce c’è il tema della pace (eirēnē). La venuta di Dio nella storia segna l’inizio della vera pace per l’uomo. Ma come si deve intendere la pace? Nella Bibbia lo shalôm assomma tutti i beni della creazione, segno di armonia e di pienezza, augurio di sapienza e di prosperità! Il Natale di Dio è shalôm in senso pieno! In Cristo-bambino l’uomo riceve la pienezza dei doni e dei beni dal Cielo. – La narrazione lucana di chiude con la figura centrale di Maria. L’evangelista annota che la Vergine «conservava» nel suo cuore tutti questi avvenimenti e li «meditava». Il cuore della Madre vive della gioia del Matale. Maternità di Maria, mistero della salvezza! Il posto di Maria nel Natale e nella nostra vita: la «serva» della Parola che si è fatta carne (Gv 1,14). E’ Lei ora la testimone delle meraviglie di Dio nella storia.  ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – Nella scena natalizia spicca la figura della Madre: quale esempio ci viene dato attraverso la figura di Maria? La povertà della santa famiglia, la provvisorietà e lo stato di bisogno in cui viene a nascere il bambino Gesù. Dio viene nel mondo avendo bisogno di tutto: come stai vivendo questo tempo in preparazione al Natale? – Cosa ti colpisce di più del racconto della nascita? Perché? Il «gloria celeste» giunge a semplici pastori e li invita alla gioia. Il Natale è tempo di gioia e di speranza. Quale speranza deriva dal Natale per l’uomo di oggi? Che cosa ostacola oggi il cammino della speranza?

 SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 8

2 O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza. 3 Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli. 4 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, 5 che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? 6 Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: 7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; 8 tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; 9 Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare. 10 O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

9. I MAGI E I LORO DONI (Settimana: 05-11/01/2020)

IL TESTO BIBLICO Mt 2,1-12

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE E SPIEGAZIONE – In quest’ultima Lectio ci soffermiamo sull’episodio della visita dei magi (Mt 2,1-12). È la solennità dell’Epifania. Il racconto dei magi dall’Oriente è ricco di una serie di messaggi teologici, che illuminano il significato del Natale. Dopo la nascita di Gesù a Betlemme, alcuni magi giunsero dall’Oriente seguendo «una stella» con il desiderio di «adorare il Re dei Giudei». – Il cammino di questi uomini venuti da lontano si contrappone alla staticità di Erode e della sua corte, così come la luce della stella si oppone all’oscurità e alla mistificazione della corte erodiana. Malgrado l’essenzialità dei dati e la stringatezza della narrazione, l’evangelista riesce ad esprimere bene la profondità teologica dei personaggi che ruotano nella scena: i magi, Erode, i capi dei sacerdoti, il bambino e la Madre. – Il viaggio di questi personaggi è finalizzato all’adorazione del Re bambino, visto nella prospettiva della fede, come Dio che è nato sulla terra. I magi si caratterizzano per essere «uomini della ricerca», aperti all’incontro con il Signore, pronti a mettersi in discussione di fronte all’avvento di Dio e del suo Regno. Il clima di semplicità e di amore pervade la lunga strada dei sapienti orientali, che rappresentano i popoli pagani che si aprono alla fede. – A fare da contrappunto alla figura dei magi è Erode con la sua corte. Il turbamento di fronte a quella richiesta di informazione (v. 3) e la paura di sentirsi destituito dalla nascita di un nuovo re, caratterizzano l’intero ambiente di Gerusalemme. La domanda implicita che ritorna nel brano è: chi è il «vero re dei Giudei»? Ritroveremo questa indicazione nell’ora della passione di Gesù, durante il giudizio del sinedrio e perfino nel titolo della croce. – Alla domanda dei magi non solo si turba Erode ma tutta la città santa: l’evangelista mette in rilievo come il popolo delle promesse, che attende da secoli la venuta messianica reagisce con la paura e il turbamento, la derisione e l’ignoranza. Il responso degli scribi è unanime: nascerà il Messia a Betlemme di Giudea (cf. Mi 5,1). La citazione del testo profetico sottolinea che il capo che uscirà da Betlemme «pascerà» il popolo di Israele. Matteo sottolinea la dimensione pastorale del messia, del re davidico (cf. Sal 23; Ez 34,23; 37,24). – Nei vv. 7-8 Erode invita i magi ad informarsi sul luogo della nascita e a riferirne la notizia per 33 poter adorare il Re bambino. Il sanguinario di Gerusalemme, che da lì a poco provocherà la strage degli innocenti, si mostra in vesti mansuete, in tutta la sua oscurità e violenza. – I magi superano l’oscurità di Gerusalemme e seguono la stella che li conduce a Betlemme. Il segno luminoso nel cielo riveste, oltre all’attestazione cosmica, anche un simbolismo teologico. Il tema della stella ritorna nella tradizione biblica come annuncio della gloria di Dio (Sal 19,2-7), rivelazione della potenza del Creatore (Sap 13,1-9). In modo particolare la stella è collegata alla profezia di Balak, in vista della speranza messianica, attraverso l’episodio narrato in Nm 24,15-19. – Ai pagani Dio si rivela e fa da guida: a coloro che lo cercano con semplicità di vita e amore per la verità; mentre su Erode e la sua corte corrotta Dio stende un velo di oscurità e di turbamento. Erode rimane nella notte, chiuso nel suo egoismo e nelle sue paure! – Nei vv. 9-12 si narra dell’arrivo dei magi, della «gioia grandissima» nel vedere la stella posarsi sul luogo della natività. Il cammino è al termine: i sapienti orientali entrano nella casa, «vedono» il bambino con Maria sua Madre, e «prostratisi» lo adorano! Il racconto è essenziale, sintetico ma sufficiente per descrivere l’evento della rivelazione di Dio a tutti i popoli, rappresentati dai magi di Oriente. – Essi riconoscono Gesù, il bambino povero di Betlemme, come il Re – Messia nato per noi. Essi «adorano» Dio nella carne di Gesù, ripieni di gioia e di luce. La notte si trasforma in luce: questa luce è l’anticipazione del fulgore della risurrezione. Infine i doni dell’oro, dell’incenso e della mirra rappresentano ed anticipano l’identità misteriosa del piccolo venuto al mondo: egli è il Re, egli è Dio, egli offrirà se stesso per la salvezza del mondo. Il ritornare per un «altra strada» indica il «cambiamento del cuore» che questi uomini pagani hanno vissuto nell’incontro con il Dio-bambino. – Nei vv. 13-18 si presentano due scene: la rivelazione che Dio fa a Giuseppe di prendere il bambino e di fuggire in Egitto (cf. la citazione di Os 11,1) e il massacro dei bambini innocenti a Betlemme per ordine del re Erode. Ancora una volta Giuseppe è chiamato ad accogliere l’annuncio di Dio e a proteggere la santa famiglia «perseguitata» da Erode. – L’evocazione dell’Egitto e della persecuzione collega la storia del Natale a quella dell’esodo di Israele. La famiglia di Gesù è perseguitata: egli deve fuggire lontano per scampare alla morte. Fin da bambino Gesù vive la persecuzione e nella morte dei bambini innocenti, viene prefigurata la sua futura morte «innocente». – La malvagità del re Erode tocca il suo vertice nel dramma del sangue innocente. Il crudele tiranno raffigura la malvagità del potere usato senza scrupoli e fine a se stesso. Quando l’esercizio del potere non è a servizio della giustizia e della solidarietà, diventa violenza e sopruso. A pagare sono sempre e solo gli innocenti. La citazione profetica di Ger 31,15 sottolinea il dolore della maternità e della paternità di fronte al dramma della morte dei bambini di Betlemme.

SPUNTI PER LA MEDITAZIONE – L’analisi sintetica che è stata proposta offre diversi spunti di meditazione e un aiuto per poter sostare davanti a Cristo, nato per noi. In primo luogo siamo chiamati ad essere «uomini e donne del mistero adorante di Dio». È proprio dalla ricerca del Signore nello nostra vita che deve nascere il rinnovato bisogno di incontrare Dio e di adorarlo. – La figura dei magi si impone in questa splendida pagina matteana come «protagonisti di un cammino di fede», segno dell’apertura della salvezza verso tutti gli uomini. Nel testo emerge con forza l’idea della missionarietà, che deve costituire la forza trainante della nostra esperienza cristiana in «un mondo che cambia». L’immagine dei sapienti orientali che cercano il Re- Messia traduce bene la ragione del nostro impegno di evangelizzazione dei popoli. – Al contrario la figura di Erode e del popolo eletto viene presentata in tutta la sua ambiguità e chiusura. Pur possedendo e conoscendo le Scritture, nessuno dei maestri della Legge è in grado di fare «il salto della fede» e mettersi alla ricerca di Gesù. La città di Gerusalemme si chiude 34 all’annuncio della salvezza così come avverrà nei giorni della passione del Signore. – Chi rappresenta oggi Erode? Quali passi dobbiamo compiere per superare l’egoismo e la chiusura alla fede di tanti nostri fratelli? Alla gioia dei magi si contrappone il turbamento del re iniquo di Gerusalemme. – La stella e il suo splendore nella notte. Ripensiamo al suo simbolismo profetico-messianico (Balak, un pagano benedice le tende di Giacobbe e annuncia il sorgere della stella messianica: cf. Nm 24) e valutiamo le «nostre notti». Il Salvatore è prefigurato dalla stella che indica la sapienza aperta di fronte alla rivelazione. La stella scompare di fronte a Gerusalemme e riappare a Betlemme («casa del pane»). – La ricerca si conclude con la gioia, l’adorazione e l’offerta dei doni, a cui segue il ritorno «per un’altra strada». Riassumiamo in cinque momenti il cammino dei magi, figura del cammino del credente: a) la risposta sincera al bisogno di Dio ti porta a seguire la stella; b) la Scrittura svela colui che cerchiamo ed aspettiamo; c) la gioia del cuore mostra dove Lui è nato; d) l’adorazione è espressione della fede in Dio che si è fatto bambino per la nostra salvezza; e) i doni riassumono i segni della fede cristologica e implicano il dono di se stessi per il Regno di Dio. – Le vicende legate alla persecuzione della santa famiglia fanno pensare alla situazione di sofferenza di tanti popoli e di tante famiglie di oggi. Anche la famiglia di Gesù ha subito la sofferenza e la persecuzione da parte dei potenti. Si tratta di un «esodo» sempre attuale, che implica una presa di coscienza della nostra responsabilità di fronte ai drammi della società. Vivere e servire la famiglia oggi: ecco la responsabilità che ci viene affidata da questi racconti evangelici.

ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE – Come stai vivendo il tuo «cammino di ricerca» di Dio? Qual è la tua «stella» che sta illuminando la tua ricerca di fede? In che modo eserciti la responsabilità verso la famiglia? Di cosa senti maggiormente il bisogno per vivere relazioni di aiuto e di solidarietà all’interno della tua famiglia? Stai cercando di costruire unità e pace nelle tue relazioni?

SALMO DI RIFERIMENTO PER «PREGARE IL TESTO» Salmo 83

2 Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! 3 L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. 4 Anche il passero trova la casa, la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio. 5 Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! 6 Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. 7 Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente, anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni. 8 Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion. 9 Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe. 10 Vedi, Dio, nostro scudo, guarda il volto del tuo consacrato. 11 Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove, stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi. 12 Poiché sole e scudo è il Signore Dio; il Signore concede grazia e gloria, non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine. 13 Signore degli eserciti, beato l’uomo che in te confida.

INNO SULLA NATIVITÀ (1,88-95.99) DI S. EFREM IL SIRO

Questa è notte di riconciliazione, non vi sia chi è adirato o rabbuiato. In questa notte, che tutto acquieta, non vi sia chi minaccia o strepita. Questa è la notte del Mite, nessuno sia amaro o duro. In questa notte dell’Umile non vi sia altezzoso o borioso. In questo giorno di perdono non vendichiamo le offese. In questo giorno di gioie non distribuiamo dolori. In questo giorno mite non siamo violenti. In questo giorno quieto non siamo irritabili. In questo giorno della venuta di Dio presso i peccatori, non si esalti, nella propria mente, il giusto sul peccatore. In questo giorno della venuta del Signore dell’universo presso i servi, anche i signori si chinino amorevolmente verso i propri servi. In questo giorno, nel quale si è fatto povero per noi il Ricco anche il ricco renda partecipe il povero della sua tavola. Oggi si è impressa La divinità nell’umanità, affinché anche l’umanità fosse intagliata nel sigillo della divinità.