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Lectio Divina

I DOMENICA DI AVVENTO  – Anno B Vangelo  Mc 13, 33-37  – Vegliate

PREGHIERA

Vieni, o Spirito Santo,tu nostra Memoria interiore,

aiutaci a leggere i “segni dei tempi”,

a misurare la densità di ogni istante;

facci ricordare, comprendere,

amare e vivere oggi

le parole e i gesti di Gesù Cristo.

Introduzione: Il nuovo anno liturgico si apre con un brano evangelico di Marco, che ci accompagnerà fino alla fine. Marco , narrando per iscritto la vicenda di Gesù con semplicità, immediatezza e incisività vuole presentarci la figura di Gesù con gli occhi dei primi discepoli, che con fatica sono giunti a riconoscerlo come Salvatore e Signore, accettando di fondare su di lui la propria vita. Ogni brano ha come soggetto Gesù, che fa e dice qualcosa a qualcuno. Quel qualcuno, di solito anonimo, sono io che ascolto…per cui sono direttamente invitato ad entrare nell’esperienza di ‘interpellato’, di ‘chiamato’, di ‘salvato’.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.  Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.  Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Contesto

VEGLIARE (Marco 13,33-37)

PREPARARE (Marco 1,1-8)

TESTIMONIARE (Giovanni 1,6-8.19-28)

ACCOGLIERE (Luca 1,26-38)

L´imperativo “state attenti” e i sinonimi “attenzione, siate vigilanti” appaiono quattro volte nel vangelo di oggi. Si tratta, dunque, di un messaggio fondamentale, che Gesù vuole comunicare ai suoi discepoli e “a tutti”. Il nostro brano si colloca dentro la quinta sezione (11,1-13,37) del vangelo di Marco, che si conclude proprio con questa esortazione alla vigilanza. Gesù, ormai, punta decisamente verso Gerusalemme. Con 14,1 inizia il racconto della Passione, Morte e Risurrezione. La triplice esortazione si fonda su una motivazione precisa, ribadita due volte: “…non sapete il tempo… non sapete quando il signore della casa tornerà…”. La venuta del Signore è certa ma sarà senza preavviso e quindi l’atteggiamento più responsabile è di essere pronto in ogni momento. Appare chiaro e indiscutibile che la vigilanza è una modalità dell’esistenza cristiana e non di particolari vocazioni (“…quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!”).

Meditazione

Il portiere deve saper vegliare, rimanere, accettare la fatica..

I vv. 33-37 riguardano direttamente il vangelo domenicale e sono caratterizzati dall’invito alla vigilanza (per quattro volte si ripete nel capitolo l’espressione: «fate attenzione»: vv. 5.9.23.33). Tale invito è motivato dalla non conoscenza del kairos (la venuta del Figlio dell’uomo) ed è ampliato attraverso un’altra parabola (vv. 34-36). Essa concentra l’attenzione sul solo portiere e sul suo dovere di vegliare. L’attività della vigilanza si esplica proprio nel contesto notturno. Esso ricorda l’imprevedibilità dell’arrivo del padrone e la fatica di saper stare svegli, come una sentinella. Nessuno conosce il tempo della fine, ma tutti sono invitati a prepararsi all’evento che sta per accadere. E’ certo però che il padrone verrà. Circa la vigilanza è molto efficace l’immagine del «portiere» chiamato a stare alla porta. Come una sentinella, il portiere deve saper vegliare, rimanere, accettare la fatica di controllare soprattutto nelle ore notturne. La riflessione si concentra sul senso dell’esistenza cristiana e sull’impegno di combattere ogni tentazione di noia e di rifiuto degli impegni. L’uomo vigilante sa adempiere alle proprie responsabilità con la certezza che il proprio impegno verrà ripagato. – Oltre alla vigilanza, la pagina evangelica conduce a riflettere sul discernimento. Saper vigilare significa anche imparare a leggere gli avvenimenti della propria storia nella luce della fede. Poiché la venuta di Cristo è vicina, ciascun credente non deve lasciarsi turbare da segni controversi, ma saperli leggere nella prospettiva del progetto di Dio. Saper fare quanto ci viene richiesto non è solo un atto meccanico e passivo, ma richiede un’intelligenza e una capacità di attualizzazione della volontà divina.- Nel suo discorso escatologico Gesù invita a perseverare nella fedeltà. Ciascuno ha ricevuto un proprio compito e è chiamato a vivere la fedeltà per quanto ha ricevuto. Fedeltà e fiducia sono due declinazioni della parola «fede». Essa è un dono di Dio che invoca una risposta di amore. Chi vive nella fede sa essere «fedele» e crescere nella «fiducia». Mentre il padrone è lontano, la fedeltà consiste nel mantenere l’impegno ricevuto e rimanere in comunione con la volontà del padrone. Allo stesso tempo questo impegno è possibile solo se siamo degni di fiducia e capaci di costruire relazioni di fiducia. L’imprevedibilità della venuta finale di Cristo non deve indurre al timore, ma spingere all’operosità. In questa linea va anche la parenesi di Paolo ai Tessalonicesi (cf. 1Ts 2; 4; 2Ts 3): il tempo per i credenti è un dono da condividere con impegno. Non siamo chiamati a fuggire il mondo con le sue attrazioni, ma a vivere nel servizio dei fratelli con le loro fatiche e speranze. Il Signore nel suo ritorno dovrà trovarci pronti ed operosi nel compiere la volontà di Dio (cf. Mt 24,45-51; Lc12,42-46). La vigilanza quindi è riempita di fedeltà operosa. La vita non è una sala d’attesa ..è essere sentinelle nella notte per cogliere i segni della Sua Presenza e dare la mia risposta. Solo io la posso dare in questa mia storia personale e universale. Come dice Paolo Curtaz:

‘Il paradosso è di fare i cristiani tutta la vita senza mai incontrare la presenza di Dio! Ecco allora il tema della veglia, dello stare desti, dell’aderire alla realtà, dell’accogliere la venuta. Potremmo chiamarlo in altro modo questo atteggiamento: autocoscienza, per usare una categoria del profondo, o illuminazione, per attingere ad altre esperienze di Dio. Ma la sostanza è la stessa: non farsi ingannare, non farsi intorpidire dalle cose intorno a noi che ci distolgono dall’essenziale, per andare in profondità dentro noi stessi. Lasciamoci aiutare dalla preghiera che celebriamo nel giorno del Signore, per vivere sempre più coscientemente la nostra vita, senza lasciarci vivere. Che ciascuno di noi si prepari al Natale, pur nella “notte”, simbolo di fatica, di sofferenza, di incoerenza, con l’atteggiamento di chi è pronto ad accogliere la venuta del Signore.’

Preghiera conclusiva

O Dio, nostro Padre, nella tua fedeltà che mai vien meno ricordati di noi,

opera delle tue mani, e donaci l’aiuto della tua grazia,

perché attendiamo vigilanti con amore irreprensibile la gloriosa

venuta del nostro redentore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Brani di riferimento:

Mc 13,1-4:   Mc 13,27-28:  13,2.5.9.23.33.Rm  13,11-14: Mc 13,31: Mc 14,38. Mt 24,45-51; Lc 12,42-4; 1Ts 2; 4; 2Ts 3.