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Francesco e sorella morte

“Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scampare. Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male.”

Così scrive Francesco sorprendendo come sempre per il suo modo originalissimo di vedere la realtà. Nessuno prima di lui aveva chiamato “sorella” la morte anzi, tutti l’avevano sempre considerata un evento ineluttabile e tragico sopravvenuta in seguito alla disobbedienza dell’uomo nel giardino dell’Eden, quasi una punizione divina! Nell’ immaginario collettivo dell’epoca la morte veniva raffigurata e descritta attraverso rappresentazioni  drammatiche e tristi. Francesco invece, nel suo celebre Cantico, la accosta alle altre creature come le stelle, l’acqua, la terra, il cielo che vengono lodate e lodano Dio. Perché? Come è possibile considerarla  così? Eppure, a ben rifletterci, non è così assurdo soprattutto se cambiamo prospettiva e guardiamo il mondo con quanto esso contiene come lo vedeva lui, Francesco, con gli occhi di un bambino stupito e fiducioso di fronte alla bontà del Padre che ci attende a braccia aperte alla fine del nostro pellegrinaggio in questa meravigliosa terra messa a disposizione nostra per  Sua misericordia. Per Francesco la morte corporale è dunque, solo la porta che dobbiamo attraversare per raggiungere la felicità eterna nell’incontro con Dio. La tragicità quindi, rimane solo se non avremo vissuto “ne le sue sanctissime voluntati”  per cui la porta della felicità ci sarà preclusa. Inoltre, per Francesco la morte rappresentava l’estremo atto di povertà dell’uomo che, piccola creatura, si abbandona al Tutto e ritorna nudo al suo Creatore, come nudo è venuto al mondo! In questo modo anche la morte diventa nostra sorella ed assume un significato carico di armonia che si innesta in un progetto divino di amore per l’umana creatura. Non fa più paura, ma dischiude all’abbraccio più bello ciascuno di noi.

Estremamente eloquente, quasi una traduzione in immagine del pensiero del nostro Santo è un affresco  che si trova nel transetto destro della Basilica Inferiore di Assisi in cui è ritratto Francesco, in apparenza giovanissimo, in compagnia di uno scheletro coronato che rappresenta appunto la morte che è sì regina perché ha potere su ogni creatura ma è pure umile e povera (il corpo è in una posizione dimessa ed è ricoperto di stracci); il messaggio che emerge da questo ritratto è essenzialmente che la morte non è disperazione e neppure dissoluzione, non è colpa ma il necessario passo per raggiungere il paradiso .

Non ci resta dunque che fare tesoro di questo messaggio francescano e sforzarci di vivere la nostra vita terrena orientati verso quella eterna. Solo così potremo andare incontro a nostra sora morte corporale e abbracciarla come il nostro Santo.

 

Sr. Massimiliana Panza,osc

Monastero S. Chiara-Ravello